Codice Rosso

La legge n.69/2019, detta anche Codice Rosso, con i suoi 21 articoli mira a garantire una tutela maggiore alle vittime di violenza di genere e domestica, modificando e innovando il codice e la procedura penale. Lo fa da un lato introducendo nuove fattispecie di reato o inasprendo le sanzioni già esistenti, dall’altro attuando una serie di disposizioni volte a velocizzare la procedura relativa ai reati cosiddetti di genere.

Per quanto riguarda i nuovi reati, il catalogo si compone di:

  • Art. 387-bis c.p.: violazione delle misure cautelari di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, pena la reclusione da sei mesi a tre anni. Per fare in modo che i provvedimenti vengano rispettati, il giudice può imporre l’utilizzo del braccialetto elettronico
  • Art. 558-bis c.p.: costrizione o induzione al matrimonio (o all’unione civile), pena la reclusione da uno a cinque anni (da due a sette se la vittima ha meno di 14 anni)
  • Art. 583-quinquies c.p.: deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, pena la reclusione da otto a quattordici anni
  • Art. 612-ter c.p.: diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (c.d. Revenge Porn), pena la reclusione da uno a sei anni e la multa da €5.000 a €15.000

La legge 69/2019 introduce anche ulteriori aggravanti al reato di omicidio: se la morte della vittima è conseguenza di maltrattamenti in famiglia o violenza sessuale, la pena è aumentata fino all’ergastolo.

L’inasprimento delle pene, invece, ha riguardato i reati di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), lo stalking (art. 612-bis c.p.) e le fattispecie di violenza sessuale.

Per quanto riguarda i maltrattamenti in famiglia, se prima era prevista la reclusione da due a cinque anni, ora se ne prevedono da tre a sette. Il legislatore prevede anche che la pena venga aumentata della metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di un minore, di donna gravida o di persona disabile; inoltre, il minore di anni 18 che assiste ai maltrattamenti è considerato anch’egli vittima.

Per gli atti persecutori (c.d. stalking) si sostituisce la reclusione da sei mesi a cinque anni con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi.

Le violenze sessuali hanno visto un generale inasprimento delle pene: reclusione da 6 a 12 anni per chiunque minacci o costringa taluno a compiere o subire atti sessuali, mentre la pena aumenta se il reato è commesso a danno di un minore.

Come si diceva in introduzione, anche la procedura ha visto dei mutamenti: viene esteso l’obbligo della Polizia Giudiziaria di dare notizia immediatamente, anche in forma orale e successivamente scritta, al Pubblico Ministero, dei reati di maltrattamenti in famiglia, dei reati sessuali, dei reati di stalking e di revenge porn.

Infine, il Pubblico Ministero deve assumere, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, informazioni dalla vittima o da chi ha sporto istanza, denuncia o querela, salvo che ciò non pregiudichi le indagini o l’incolumità della vittima o di un minore. Successivamente la Polizia Giudiziaria deve procedere senza ritardo all’adempimento degli atti delegati dal Pubblico Ministero e alla produzione della documentazione.