Codice Rosa

Codice Rosa

Il Percorso per le donne che subiscono violenza viene formalmente istituito con il DPCM del 24 novembre 2017, dopo una serie di interventi normativi da parte del Ministero per le Pari Opportunità e un certo numero di protocolli avviati come progetti pilota in alcune regioni di Italia.

Lo scopo del Percorso è quello di accogliere le donne vittime di violenza di genere (anche se minori di 18 anni e indipendentemente dalla loro nazionalità) ed eventualmente i figli minorenni a seguito, garantendo un trattamento più delicato e riservato e indirizzarle, previo consenso, verso i servizi territoriali competenti che possano delineare insieme a loro un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

A monte di queste disposizioni c’è la consapevolezza che le donne che hanno subito violenze sessuali o domestiche si sentano violate nella loro sfera più intima ed è quindi necessario garantire la massima privacy per evitare una seconda vittimizzazione e per restituire quella integrità (fisica e/o mentale) che si è corrotta a causa delle violenze sopportate.

Il Percorso, conosciuto con il nome di Codice Rosa, poiché di fatto è un codice giallo applicabile nei casi di violenza contro le donne, ha inizio nel momento del triage.

Secondo quanto disposto dalle Linee guida, la donna può accedere al Pronto Soccorso in diversi modi:

  • Spontaneamente, da sola o con i figli minori
  • A seguito di trasporto in ambulanza
  • Accompagnata dalle forze dell’ordine
  • Accompagnata da un parente o conoscente
  • Accompagnata dal maltrattante stesso
  • Accompagnata da operatori di Servizi Sociali o dei Centri Antiviolenza

Il personale infermieristico accoglie la donna e ricerca ogni segno di violenza, anche non dichiarata, e controlla nei database se ci sono accessi passati per motivi affini. Questo passaggio è importante per definire se la donna è vittima di un abuso occasionale o se ci si trova davanti ad un caso di violenza domestica.

A meno che le lesioni riportate non siano identificabili con un codice rosso emergenziale, alla donna verrà attribuito un codice giallo e verrà tempestivamente presa in carico dal personale sanitario (si raccomanda entro 20 minuti dal suo arrivo). Questo sia per evitare un allontanamento volontario della donna che rinuncia alla presa in carico, sia per non sottoporla a situazioni di disagio nelle sale d’attesa.

La donna viene accolta in uno spazio protetto da personale possibilmente femminile e adeguatamente formato, che, nel modo più preciso e dettagliato possibile, raccoglie il materiale necessario per la refertazione e per una eventuale denuncia. In questo frangente, il personale informa la donna dell’esistenza dei centri antiviolenza e dei suoi diritti, prendendo informazioni circa la presenza di figli minori.

Inoltre, si dispone che questo sia l’unico luogo in cui il personale sanitario procede alla visita e all’ascolto della donna, per non doverla obbligare a spostarsi tra i vari ambulatori e reparti della struttura ospedaliera.

Le Linee guida del Codice Rosa riportano anche una serie di disposizioni in merito alla formazione del personale socio-sanitario e delle forze dell’ordine, nonché un insieme di allegati in cui vengono specificate le modalità di ascolto della vittima, prelievo, refertazione, profilassi e somministrazione di terapie farmacologiche, sempre ovviamente previo consenso informato della donna.

Infine, il personale infermieristico le sottopone un questionario per la valutazione del rischio di recidiva, attivando, se la donna lo consente, i Centri Antiviolenza territorialmente competenti e, se necessario, disponendo un ricovero in osservazione.

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